“I muri, i confini, le barriere hanno un peso specifico”. È un po’ la sua cifra stilistica il tema del confine. La accompagna nei reportage, dirige il suo obiettivo fotografico, ma soprattutto la abita dentro.
Di origine friulana con un piede in Slovenia, Valentina Tamborra non smette d’interrogarsi sui limiti imposti dalle e alle identità e su come i diritti li oltrepassano, quando non ne vengono oltrepassati.
Vivere i confini per lei è un’opportunità, ma non lo è per tutti. La storia dei Sami, etichettati come “lapponi” (termine dispregiativo), rispecchia la realtà di un popolo seminomade, difficilmente circoscrivibile e quindi a lungo oggetto di discriminazione.
Diamo spazio a questa storia dopo che Valentina Tamborra ne ha parlato a Malegno, domenica 30 marzo. Insieme ad Andrea Musati, libraio con una grande attenzione a storie di inclusione (anche mancata) e paesaggi lontani, ha presentato le anime racchiuse in due dei suoi libri: “I nascosti” e “Incontri al confine”.
Fotografie e resoconti scritti, quelli riportati nell’opera “I Nascosti”, raccolti nel corso di 4 anni, in altrettanti viaggi al Nord. Occasioni d’incontro nate dalla capacità di guadagnarsi la fiducia delle persone, segnate dai traumi che l’assimilazione forzata porta con sé.
Ogni famiglia sami ha, di media, fatto esperienza del suicidio, spesso legato a questioni identitarie a lungo soffocate. Si cercano risposte e non si trovano, si perde l’orientamento in un paesaggio che è sì casa, ma anche una presenza incombente a sua volta profondamente segnata.
Le promesse della green economy si stagliano su un orizzonte trafitto da pale eoliche piantate sui sentieri della transumanza. E da renne – fonte di sostentamento dei Sami – che spaventate perdono a loro volta l’orientamento, morendo di fame.
Una storia raccontata nel silenzio di Norvegia, Finlandia, Svezia e Russia. Con il crepitante ronzio che preannuncia l’arrivo dell’aurora boreale e lo strano connubio tra tradizione e modernità, vecchie abitudini e tecnologia, strumenti con cui questo popolo prova a tracciare nuove rotte in antichi scenari.

“Si torna con la voglia di poter dire le cose e non sempre con la possibilità di farlo”, racconta Tamborra al pubblico malegnese, catturato da fotografie di sgargianti costumi a lungo vietati e dal suono, ripetitivo ma mai uguale del “canto dell’anima” Sami.
“Il Nord è il mio punto di scomparsa, il mio punto di pace”, prosegue. Un nord magnetico per la sua bussola personale che a più riprese l’ha vista coinvolta nel racconto di aree calde – in ogni senso – di tutto il pianeta.
Iraq, Palestina, Mali, Benin, Namibia, Kenya, Isola di Lesbo. Per citarne alcune. Ma il silenzio interiore, dopo l’immersione nei conflitti, lo ritrova nell’Artico. Mentre la dimensione della scoperta e dell’incontro, del mettersi in ascolto – prerogative essenziali di un viaggio – la accompagna già da oltre la porta di casa. Una dimensione cara anche alla comunità malegnese.
Malegno, Comune che si dimostra attento alle storie lontane, si sta preparando a nuovi incontri e confronti culturali. Iniziative, da maggio a settembre, in cui verrà dato spazio proprio agli abitanti.
Sempre a tema fotografia, si comincia con Malegno Photo Contest, a maggio con scadenza per le partecipazioni al 10 aprile. Lo spirito è coinvolgere e mettere in luce anche le abilità artistiche locali.
Per dare il giusto risalto ai viaggi di Valentina Tamborra, alle storie con cui ha fatto ritorno e soprattutto ai popoli che le abitano, Radio Voce Camuna le dedica la puntata di VocePRESENTE in onda venerdì 11 aprile, alle ore 10:05.
Insieme alla testimonianza di Valentina Tamborra, ascolteremo le nostre interviste ad Andrea Musati e Giovanna Maria Panteghini (Comune di Malegno). La puntata si potrà poi riascoltare dalla pagina della trasmissione (sul nostro sito) e dal canale Spotify.
