Da Braone a Losine, fino a Piancogno ed Esine, passando da Angolo Terme e da Schilpario per raggiungere Rogno: diversi gruppi di pescatori camuni e scalvini stanno affiggendo in riva ai torrenti e al fiume Oglio, un po’ per sensibilizzare e un po’ per provocare, alcuni cartelli in cui si legge: “Rivogliamo i nostri pesci nei nostri fiumi!”.

Dal 2021 infatti la trota fario è classificata come un pesce alieno. “Ora basta” scrivono i pescatori, riunitisi per difendere una specie che per diverse generazioni è stata utilizzata per ripopolare le acque del territorio.

Con la trota fario, nel Decreto Ministeriale del 20 aprile 2020 emanato dopo aver recepito alcune Direttive Europee e le indicazioni del Nucleo di Valutazione Ministeriale sono considerati non autoctoni anche i coregoni e i salmerini, e ne è vietata l’immissione per salvaguardare le specie locali.

I pescatori sportivi, tutte le Associazioni del settore ad ogni livello, e tutto il comparto dell’acquacoltura che lavora per ripopolare le acque pubbliche si sono mobilitati: “È imbarazzante la situazione in cui ci troviamo da quattro anni a questa parte riguardo alla non-possibilità di immettere pesci considerati non originari delle nostre acque” protestano, portandosi avanti in vista della prospettata deroga alle semine di queste specie che il Governo sta predisponendo per il 2026: “Riteniamo che tale provvedimento non sia risolutivo, che non dia alcuna garanzia di stabilità sui cicli produttivi per chi, sia come volontario che come professionista, alleva e semina pesce per le acque pubbliche”.

Proseguono i pescatori camuni: “Chiediamo al nostro Governo e, per quanto di competenza, a Regione Lombardia, dei provvedimenti chiari, inattaccabili e (ci auguriamo) perpetui per salvaguardare la pesca dilettantistica, professionale e la categoria dei pescicoltori nelle nostre acque interne”.
Intanto il volantinaggio continua.

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