50 anni, mezzo secolo. Questa l’età del Museo della Guerra Bianca in Adamello, a Temù. Una struttura che, nel corso dei decenni, si è affermata sempre più quale punto di riferimento per il gran numero di reperti sulla Grande guerra. Quest’estate rappresenta allora l’occasione per ripercorrerne la storia, approfondendo le vicende belliche adamelline con una serie di eventi dedicati. Ne parliamo con Walter Belotti, Presidente del Museo.

Walter Belotti ci racconta l’origine del Museo

Tra gli eventi a calendario ci sono escursioni, presentazioni di libri, serate culturali a tema. Si segnala in particolare la proiezione del documentario “La Guerra d’Italia a 3000 metri sull’Adamello”, che si terrà venerdì 26 luglio alle ore 11 presso il Cinema Alpi. Un’anteprima, la visione di questa pellicola completamente restaurata. Scene girate nel 1916 durante le azioni delle battaglie nella zona dei ghiacciai. Presenti all’evento anche i Cori Vallecamonica e La Pineta. Canto, immagine e lettura: si darà infatti voce a brani scritti dai soldati.

Attraversando le sale del museo si ha conferma di una sensazione. Non si tratta solo di un semplice luogo d’allestimento reperti. Molte sono le testimonianze recuperate dalle nostre montagne. Oltre 250 tipi di proiettili d’artiglieria, tra italiani e austriaci: un campionario presente solo qui. La baracca prefabbricata modello Damioli, che di per sé rappresenta un unicuum. I pattini originali in legno per trasporto pezzo d’artiglieria. Un forno da campo. Divise e utensili di uso quotidiano. In una narrazione continua che si fatica a trasmettere a parole.

Ogni oggetto ha davvero la sua storia. Una storia che gli allestimenti ripercorrono per restituire dignità ai beni esposti e incuriosire il visitatore. Ma la curiosità da sola non basta e anche lo studio della Storia, se lasciato fine a sé stesso, resta sterile. Per questo la parte più impattante del museo è forse proprio quella più spoglia.

Una stanza nera. A trovare spazio qui sono pochi oggetti, ma molti pensieri. Alcune croci bianche provenienti dagli 8 cimiteri militari presenti in alta valle, luoghi che hanno consentito il riposo di 2.500 caduti. Sulle pareti i versi di Ungaretti, le parole di Gianmaria Bonaldi; e due immagini. Una immortala la distruzione di Ponte di Legno, il 27 settembre 1917. L’altra raffigura un alpino caduto, gli sci ai piedi, sul nostro ghiacciaio.

Fare sosta in questa stanza è un monito. Verso il futuro, ma anche nei confronti del presente cui stiamo assistendo. Andarsene senza una riflessione toglie valore all’enorme lavoro portato avanti dai curatori in mezzo secolo d’attività.

Walter Belotti e l’importanza del trarre lezione dalla Storia

La Storia con la esse maiuscola, quindi, è una Storia che insegna. O che perlomeno stimola la riflessione in un mondo distratto e veloce. Assumono tinte ancora più grevi allora gli strumenti chirurgici della Grande guerra. E strappano un sorriso le fotografie dei cani, addestrati in un centro apposito a Bologna, che accompagnavano i soldati. I musi dei pastori bergamaschi fissano fieri l’obiettivo. Le ciotole piene, non mangiano finché non viene impartito l’ordine.

È lo stesso Belotti a mostrarci i dettagli. A raccontarci che dal ritrovamento delle schegge di cannone è stato possibile risalire ai nomi degli artiglieri morti. Emozioni di chi attendeva a casa un ritorno mai avvenuto e anche di chi, questi oggetti li ha raccolti. “50 anni di vita.” Ecco cosa rappresentano questi 5 decenni per il Presidente del Museo.

Per maggiori informazioni sulle attività del museo:

www.facebook.com/mgbadamello | www.museoguerrabianca.it

L’intervista completa a Walter Belotti si potrà ascoltare durante la puntata di VocePRESENTE in onda alle 10:10 di venerdì 26 luglio. L’audio verrà caricato sulla pagina del sito dedicata alla trasmissione.

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